"Le forme con cui siamo abituati ad analizzare ed interpretare la natura discendono direttamente dalla geometria euclidea con le sue classiche e regolarissime configurazioni. A questa geometria che così bene descrive le regolarità semplificandone le forme, sfugge il disordine della natura e la complessità della realtà". (P. Currò)


Bonus verde (fonte Agenzia delle Entrate)

Cos’è

È una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2018 per i seguenti interventi:

  • sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi
  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili

La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi.

Il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che consentono la tracciabilità delle operazioni (per esempio, bonifico bancario o postale).

 

A chi interessa

Può beneficiare della detrazione chi possiede o detiene, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile oggetto degli interventi e che ha sostenuto le relative spese.

 

Quali vantaggi

La detrazione massima è di 1.800 euro per immobile (36% di 5.000).

 

Il bonus verde spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino a un importo massimo complessivo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo. In questo caso, ha diritto alla detrazione il singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.


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La nuova legge 10/2013 e la Relazione del Comitato sul Verde Pubblico
L'agronomo è una figura centrale nella programmazione e nella progettazione del Verde ornamentale, pubblico e privato.
Relazione Comitato Verde pubblico_Anno20
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Convegno nazionale AIAPP, 28 novembre 2014

Lecce, in uno dei momenti più drammatici della sua agricoltura (e del suo Paesaggio), ha ospitato il convegno nazionale dell’AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio). Quasi come forma di difesa contro il pericoloso batterio (Xilella fastidiosa) che sta minando alla base lo spettacolare Paesaggio rurale salentino, la città chiama a raccolta le più autorevoli figure della paesaggistica nazionale (e non solo) a discutere proprio di “Paesaggio e Agricolture”.

Il meeting ha visto la partecipazione di tanti paesaggisti e professionisti impegnati, a vario titolo, sia a livello nazionale (dagli orti extra moenia di Ostuni presentati da Tommaso Giorgino, al progetto paesaggistico di Expo 2015 di Benedetto Selleri e Cristina Martone) che internazionale, anche in ragione del fatto che l’AIAPP fa parte di IFLA Europe che, a sua volta, fu fondata (all’epoca con il nome di EFLA) proprio da uno dei personaggi più esimi della stessa AIAPP: Annalisa Maniglio Calcagno, la quale, in occasione del convegno di Lecce, ha ricevuto il prestigioso Diploma di Membro Onorario IFLA Europe.

A Lecce si è discusso di “Paesaggio rurale”, non “agrario”, come giustamente ha precisato il prof. Giuseppe Barbera dell’Università di Palermo, ricordando che la nuova agricoltura, oggi come non mai, è produttrice non solo di beni alimentari, ma anche di valori e responsabilità ambientali. Il Paesaggio non è solo un luogo, non è solo un’arte, ma un processo di interazione fra territorio, ambiente, tempo e organismi viventi e fra questi ultimi l’uomo è l’unico in grado di agire contemporaneamente su tutti i fattori di interazione specialmente, se vogliamo, sul tempo perché è in grado di accelerare processi che potrebbero avvenire naturalmente solo nell’arco di diversi decenni. A maggior ragione l’uomo “disegna” il Paesaggio rurale con le proprie abitudini alimentari, con le proprie tradizioni, con i propri bisogni, tant’è che le conclusioni del convegno si potrebbero sintetizzare con una domanda che è emersa nel corso della giornata: “Cosa o come sarebbe il Paesaggio se mangiassimo altro?”.

L’antropologo Ferdinando Mirizzi, nel suo intervento: Paesaggi alimentari e paesaggi culturali nel mondo contemporaneo, ha puntualizzato che le abitudini alimentari stanno cambiando così come sono cambiate nelle epoche passate (quante specie che oggi coltiviamo e consumiamo comunemente provengono da altre parti del globo!) e di conseguenza il Paesaggio rurale è in continua evoluzione, “coscientemente” e “sistematicamente” formato dall’uomo “nel corso e ai fini delle sue attività produttive” (definizione di Paesaggio di Sereni).

“La storia del Paesaggio italiano si svolge attraverso un continuo confronto con gli spazi e i temi dell’agricoltura, tra le necessità del produrre e quelle del piacere, tra gli spazi privati e chiusi e quelli disegnati dal lavoro” (Barbera).

In questi processi evolutivi l’agronomo, come consulente e/o progettista, è parte attiva non solo per il ruolo classico che svolge a servizio del mondo rurale, ma anche come figura professionale principale deputata al collegamento fra città e campagna, in funzione dei nuovi importanti scenari che vanno delineandosi in termini di Agricoltura Urbana, un argomento che sta destando grande interesse a livello europeo, affacciandosi anche nella nuova PAC. Il Foodplanning ha destato inizialmente l’interesse soprattutto di urbanisti e d economisti agrari, ora, grazie ance a progetti di ricerca sul tema (presentati nell’intervento di Paola Nella Balduini: “AgriCultura: il potenziale culturale dell’agricoltura urbana”), il ruolo dell’agronomo è diventato fondamentale per mantenere, durante tutte le fasi progettuali, la centralità di quegli elementi considerati, sempre dal Sereni, fondativi del Paesaggio rurale, con particolare riferimento a quello Mediterraneo: il carattere periurbano e policolturale, l’elevata biodiversità, la diffusa presenza di alberi, la multifunzionalità.

L’attività del dottore agronomo e del dottore forestale diventa ancora più centrale se consideriamo alcuni “effetti collaterali” prodotti proprio dalla congiuntura economica del nostro momento storico; nei periodi di crisi aumentano il senso di attaccamento alla terra e la presa di coscienza dello spazio pubblico, cresce la voglia di coltivare, di allevare; dilagano fenomeni di foodscaping, orti urbani, filiere corte, come evidenziato dal successo dei progetti presentati, per esempio, da Di Giovine (Roma da coltivare: paesaggio agrario e sviluppo sostenibile nel progetto di Roma Capitale per i giovani agricoltori) e da Di Biasi (Filiera corta, orti urbani e custodia del territorio. L’incontro tra Legambiente e i contadini lucani). Ci sono, poi, anche veri e propri progetti di recupero di tradizioni e luoghi pregni di storia agricola (Rigenerazione del paesaggio agrario mediterraneo: l’esperienza degli orti extra moenia di Ostuni – T. Giorgino. Abitare i Paduli. Un progetto neorurale sull’abitare sostenibile – M. Lazzari. Il Parco Naturale Regionale “Costa Otranto-Leuca e Bosco di Tricase”. IL ruolo dell’area protetta tra tutela del Paesaggio e nuove agricolture – F. Minonne), fino ad arrivare ai più classici interventi paesaggistici (La strada del Vino sull’isola di Pantelleria – G. De Pasquale. Masterplan per la valorizzazione ambientale, turistica e agronomica della tenuta Serristori_Castagneto Carducci – M. Ori).

A qualsiasi scala d’intervento bisogna prendere coscienza che chiunque operi sul Paesaggio rurale ha un’enorme responsabilità civile ed intellettuale.

Occuparsi di Paesaggio rurale significa pianificare, progettare, ma anche coltivare, allevare, salvaguardare. E’ opinione diffusa che ormai si deve superare la logica delle “aree protette” e dei doppi regimi urbanistici, procedendo verso un carattere sempre più sostenibile di tutti i processi di trasformazione del territorio, compreso quello agricolo; se, dunque, è vero che la moderna agricoltura richiede imprenditori agricoli sempre più professionali, macchine sempre più potenti, animali sempre più produttivi, è innegabile che il tradizionale sistema contadino è nettamente più sostenibile.

Sta al “paesaggista” (inteso come figura che opera all'interno del paesaggio rurale) trovare e proporre il punto di equilibrio fra il “buon frutto e il bel fiore”; in fondo il Paesaggio è proprio la rappresentazione stessa dell’equilibrio cercato.

 

 

Agronomo iunior dott. Benedetto Esposito